Risalite. le sfide dei giovani imprenditori della montagna ai tempi del Covid. L’intervista a Miguel Acebes Tosti .

 

Fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19, le ricadute su alcuni settori produttivi del nostro Paese sono state evidenti. Piccoli e medi imprenditori hanno fatto le spese di un sistema rallentato dalla crisi, ma soprattutto di un’economia bloccata dal lock down, da abitudini di vita quotidiana che sono improvvisamente scomparse.

Una situazione, questa, che ha visto coinvolti anche gli imprenditori di ReStartApp e ReStartAlp. Attività giovani, che hanno dovuto re-inventarsi e che abbiamo coinvolto in un progetto consulenziale per aiutarle a fronteggiare questo periodo di difficoltà.

Abbiamo chiesto a Miguel Acebes Tosti, titolare di Tularù, azienda agricola multifunzionale della provincia di Rieti, di raccontarci la sua esperienza.

  • In quale momento era la tua impresa quando è iniziata l’emergenza Covid19?

Stavamo attraversando un momento positivo, di crescita. Sia per la parte di produzione del pane, sia quanto riguarda l’agriturismo. Avendolo aperto da tre anni, per la stagione 2020 prevedevamo una forte affluenza e avevamo in programma diversi eventi.

  • Quali attività in particolare sono state compromesse dall’emergenza? Quali ambiti del tuo lavoro sono stati maggiormente impattati?

Col senno di poi l’unico slittamento che abbiamo accusato è stato quello dell’apertura della stagione, che avevamo previsto intorno alla metà di aprile e abbiamo dovuto spostare alla metà di giugno. Questi due mesi, però, sono stati “coperti” dall’aumento esponenziale della produzione agricola. Le richieste, infatti, sono aumentate anche grazie alla consegna a domicilio; un servizio che abbiamo potuto garantire grazie al furgone refrigerato che abbiamo acquistato l’anno scorso. In estate anche il ristorante e i pernottamenti sono cresciuti. Siamo infatti rientrati nel trend del turismo locale: essendo più complicato andare all’estero, in molti hanno scelto come meta le località vicine a Rieti. Grazie alla collaborazione del comune, inoltre, siamo riusciti ad avviare anche quest’anno i centri estivi residenziali per i bambini; la risposta è stata buona, c’era necessità.

  • Potresti quantificare il “danno” economico causato alla tua impresa dall’emergenza Covid19?

Non c’è stato un danno economico. Sotto questo aspetto ci ha aiutati il nostro essere un’azienda multifunzionale. Nel momento in cui il ristorante ha dovuto chiudere, le consegne a domicilio di prodotti agricoli e di carne lo hanno sostituito.

  • Quali azioni hai dovuto mettere in campo per garantire la tenuta della tua attività nell’immediato?

Abbiamo semplicemente rinforzato un’attività che stavamo già svolgendo. Avevamo già il furgone refrigerato per le consegne e un elenco di clienti che abbiamo costruito negli anni partecipando a fiere e mercati. Appena è scattata l’emergenza li abbiamo contattati via mail sponsorizzando il servizio di consegna a domicilio. La risposta è stata ottima, la produzione è addirittura raddoppiata. Inoltre, avendo un mezzo adatto al trasporto alimenti, potevamo muoverci anche fuori dal Comune.

Come cooperativa abbiamo poi partecipato a un bando dell’ARSIAL per acquistare un furgone per il trasporto della farina. Ci sono stati dei ritardi, ma stiamo per concludere anche questa operazione.

  • E dopo i mutamenti determinati dall’emergenza?

Ci siamo adattati alle misure di legge, anche se in realtà all’interno dell’agriturismo i tavoli erano già distanziati. Avendo lo spazio all’aperto la transizione è stata più semplice. Abbiamo iniziato a servire con le mascherine e abbiamo evitato i buffet. Anche la Festa della mietitura non è si è svolta come di consueto, è stata ridimensionata rispetto agli anni precedenti, quando organizzavamo concerti e spettacoli. Siamo riusciti comunque a proporre delle passeggiate nel bosco alla scoperta delle erbe spontanee. La partecipazione è addirittura aumentata rispetto agli alle edizioni passate: le persone sono venute essenzialmente a mangiare.

Quali soggetti, enti o iniziative sono ti stati di maggiore aiuto per superare la crisi?

Sicuramente c’è stata una sinergia con il Comune per il progetto dei centri estivi. Nel nostro Comune c’erano 4 realtà ad organizzarli, il sindaco si è dimostrato molto disponibile e collaborativo, anche per quanto riguarda gli adempimenti di legge rispetto alle normative anti Covid.

Poi c’è stato il bando dell’ARSIAL al quale abbiamo partecipato con la cooperativa di cui sono presidente. Si tratta di un finanziamento per acquistare ciò che serve per le consegne a domicilio. Una vera opportunità per le piccole aziende e le filiere organizzate.

  • L’emergenza Covid19 ha in qualche modo offerto al tuo lavoro delle nuove opportunità di sviluppo o crescita?

Abbiamo avuto conferma che il nostro modello di azienda funziona. L’impostazione che abbiamo scelto fin dall’inizio, quella della multifunzionalità e della rete, è alla base della resilienza, che durante l’emergenza è stata un valore fondamentale. Abbiamo lavorato molto anche sulla costruzione di un gruppo di clienti che acquistasse i nostri prodotti non solo per la qualità, ma anche perché conosceva il valore della filiera. Una scelta che ha ripagato.

  • Cosa immagini per il futuro della tua azienda?

Credo che i nostri punti di forza – la multifunzionalità, la rete, la filiera, la ricerca di nuovi sistemi produttivi – siano gli elementi chiave per crescere. In questo senso spero allo stesso tempo in una sburocratizzazione del settore e in nuove normative che regolino adeguatamente le attività come il sequestro del carbonio al suolo, l’utilizzo delle sementi e il riutilizzo degli scarti. Spesso ci troviamo a dover interpretare leggi esistenti, ma poco adattabili alla nostra realtà, o ad applicare leggi europee che ancora in Italia non sono state recepite. Senza un adeguamento normativo si rischiano nuove crisi causate dall’impoverimento del suolo, dalla desertificazione, da uno sfruttamento delle risorse poco attento alla sostenibilità ambientale.

Vuoi scoprire di più su Tularù? Leggi la storia di Miguel.