Francesca Campora

Ho avuto bisogno di silenzio, per accettare il vuoto e l’imprevisto e ritrovare la bellezza che, ogni giorno, abita e rinnova la vita. E tornare a celebrarla.

Ho avuto bisogno di silenzio per guardare i miei sogni e sentire il momento di lasciarne andare qualcuno senza mai smettere di amarlo…ho avuto bisogno di silenzio per essere semplicemente, densa e leggera al tempo stesso, consapevolezza e cura, senza parole, senza cose, senza desideri e senza delusioni, senza sfide, senza luoghi e senza orari. Io, il mio respiro, il nostro respiro.

Abbiamo tutti bisogno di silenzio. Per ascoltarci e ascoltare ancora meglio, per coltivare, scegliere e ricordare, per cogliere il momento di rialzarsi e tornare a camminare, per prendere la mano di chi ci accompagnerà.

Ha bisogno di silenzio il bambino per liberare i suoi commenti mentre disegna o costruisce una casetta e concentrarsi totalmente in un’attività che è poi un mondo intero; ha bisogno di silenzio chi ascolta musica, per sentire davvero musica; ha bisogno di silenzio chi legge per immaginare, vedere ed esplorare e magari riscrivere; ha bisogno di silenzio l’apicoltore per sapere la salute del suo alveare; ha bisogno di silenzio chi progetta, chi ripara, chi cura, chi assiste, chi osserva, chi decide, chi pensa, chi ha finito di ridere, chi sta abbracciando, chi ha appena accettato e chi sta per rifiutare…chi sta per parlare….soprattutto, chi sta per parlare.

Quella che ci accompagna ogni istante di ogni giorno è per lo più assenza di silenzio se non addirittura paura del silenzio…il rumore ingloba e sovrasta, azzera l’unicità dei nostri singoli silenzi e l’armonia di accordi che ne può scaturire. Sembrerebbe che qualcuno possa trarne vantaggio, sembrerebbero esistere vere e proprie industrie di rumore.

Rumore di video, di immagini, di foto, di selfie, di post, di commenti ai post, di suonerie, di alert, di notifiche, di bisogni, di offerte, di call, di notiziari, di commenti e commentatori, di lezioni e corsi di ogni genere, on line e dal vivo, rumore, sempre nuovo rumore, attraente, divertente, facile, imperdibile se non a costo di restare tagliati fuori.

Tutti sulla grande e chiassosa giostra, che anestetizza e rassicura.

Altro giro, nuove distanze. Le api hanno smesso di ronzare vicino alle nostre orecchie.

Per fortuna, a turno, qualcuno di noi ha una vertigine e deve proprio scendere.

Allora il silenzio può calare, lieve e avvolgente e le emozioni e i pensieri espandersi con chiarezza e generosità. Per noi, per chi è con noi.

A mia figlia regalerò la voglia di scendere dalla giostra.

 

 

 

Foto di Jessica Christian da Pixabay