Francesca Campora

Zia Pilar e zia Marta si incontrarono un pomeriggio vari anni, figli e uomini dopo aver terminato le scuole elementari. E si misero a chiacchierare come se avessero ottenuto il diploma di bimbe diligenti il giorno prima.

Avevano ricevuto lo stesso bagaglio di fissazioni, paure e coraggio. Ciascuna ne aveva tratto qualcosa di diverso. Al primo sguardo rivelarono la misura del proprio coraggio e la qualità delle proprie manie, diedero tutto ciò per scontato e passarono a raccontarsi che cosa avevano fatto delle proprie paure.

La zia Pilar aveva gli stessi occhi trasparenti con cui guardava il mondo a undici anni, ma la zia Marta vi trovò l’impeto incancellabile di chi avendo attraversato un mare di guai non si è fermato a piangere un dolore senza cercarvi rimedio.

Pensò che la sua amica fosse bellissima e glielo disse. Glielo disse in caso non glielo avessero detto abbastanza, per tutte le volte in cui ne avesse dubitato e perché era la pura verità. Si accomodò quindi in poltrona, felice perché le donne possiedono il privilegio di elogiarsi senza scandalizzare. Provava una tenerezza infinita per quella donna che aveva avuto tre figli e due mariti e aveva trasformato la propria cucina in impresa per liberarsi dei mariti e rimanere con i figli, quella signora quasi quarantenne che lei non riusciva a smettere di vedere come una bambina di dodici: la sua amica Pilar Cid.

«I tuoi fratelli operano ancora le lucertole?» domandò Marta Weber. Lei si era dedicata al canto. Aveva una voce ironica e ardente che le aveva procurato notorietà alla radio e dolori alla testa. Cantare era sempre stato il suo modo di riposare e di giocare; quando ne fece un lavoro, diventò una sofferenza.

Lo raccontò alla sua amica Pilar. Le raccontò anche del suo amore per vari signori, per i suoi figli e per il suo destino.

Allora la zia Pilar guardò i suoi capelli in disordine, i suoi occhi come adombrati, e le fece una carezza sul capo: «Non hai idea del bene che mi fai. Temevo che mi avresti oppresso con la felicità del potere e della gloria. Te lo immagini? Che noia sarebbe stata!»

Si abbracciarono. La zia Marta si sentì pervasa dall’odore dei dodici anni.

 

Da Donne dagli occhi grandi, Angeles Mastretta

Foto di StockSnap da Pixabay