Francesca Campora

Stamattina ricominciamo, finalmente, la scuola.

Ricominciamo tutti, non solo i bambini e i docenti, anche noi genitori. E i nonni, i fornai, i baristi, gli autisti dei tram e degli autobus, i vigili, i cartolai, i cuochi e gli operai delle manutenzioni stradali. I bambini passano, guardano i buchi nel marciapiede, i tubi fumanti, gli attrezzi e i giubbotti fluorescenti, chiedono e immaginano, operai e genitori improvvisano microlezioni di urbanistica a cielo aperto. Si fa scuola anche andando a scuola. Responsabilità e vita che brulicano fuori dalle classi, anche la scuola sa contagiare, per fortuna.

Che senso ha fare il fornaio se al mattino non passano i bambini a scegliere focacce e brioche? Che giornata è quella di un vigile che non abbia da far attraversare mamme e papà che trascinano di corsa bambini svolazzanti come aquiloni? Giornate in cui le cose funzionano ma non sanno di futuro.

Lo sappiamo – ora più che mai – la scuola non è soltanto l’insieme di studenti, insegnanti, aule, programmi, compiti…la scuola è il ritmo delle nostre giornate, la trama del nostro crescere, l’obiettivo del nostro evolvere. Perché si sa – ora più che mai – che le società più evolute sono da sempre quelle che puntano sulla scuola come vera e propria officina di domani. E più scuola c’è, più domani ci sono.

Puntare sulla scuola vuol dire rendersi capaci di comprendere, progettare, cambiare. Migliorare. Incoraggiare domande, coltivare conoscenza e scoperte, imparare le lezioni della storia e progettare nuovi percorsi. Aprire il mondo a nuove opportunità.

Puntare, davvero, sulla scuola, vorrà dire non accontentarsi della ripartenza delle lezioni o del buon funzionamento delle procedure, ma accendere nei ragazzi, da subito, l’urgenza della lettura e della comprensione. Di tutto quello che abbiamo appena passato e di quello che stiamo vivendo. Non tralasciare nulla: cause, connessioni, comparazioni, analisi e racconti. Alternative e cambi di rotta.

Non solo mettere in atto le regole di oggi, ma non tralasciare mai la domanda sul perché e porre chiara, da subito, la chiamata alla partecipazione e alla responsabilità. Offrire il senso più alto per le azioni di tutti, quello della costruzione di un futuro migliore.

E abbiamo il dovere di porci la prima domanda “cosa posso fare perché tutto questo non accada più così?”

Mi piace immaginare gli studenti più grandi andare oltre, e pensare “se un domani fossi io a dover decidere….”.

Domande. Ricerca. Responsabilità. Immaginazione. Da qui inzia il domani.

Oggi ricominciamo la scuola. Tutti.

 

 

 

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