Francesca Campora

Nel tempo di una sola estate, a poco meno di un mese di distanza, dai giornali abbiamo appreso che il miliardario Jeff Bezos ha scelto, tra le possibili forme di divertimento a sua disposizione, di compiere un viaggio amatoriale nello spazio e che le donne di Kabul, non avendo altra scelta, hanno dovuto allontanare i propri figli, al di là di un filo spinato, tra le braccia di sconosciuti, nella preghiera di un futuro migliore.

Nell’ultimo anno e mezzo, abbiamo ripetutamente e con sconcerto ascoltato medici e infermieri raccontare la dolorosa necessità di dover scegliere chi curare e chi lasciare indietro; abbiamo accettato che i decisori ci dicessero che non c’era altra scelta se non quella di chiudere le scuole e abbiamo potuto scegliere se vaccinarci o meno quando forse sarebbe stato più efficace rispondere a un chiaro e omogeneo dovere civico per il bene comune.

Scegliere non è solo un esercizio di libertà in un ambito di opportunità ma ha spesso a che fare con rinunce e sacrifici. Più o meno rilevanti. Ogni vita, prima o poi lo sa.

Quello che, ancora una volta, i giornali tra il 20 luglio e il 15 agosto ci hanno sbattuto sotto gli occhi, è che scegliere è sempre un esercizio condizionato e perimetrato: ci sono contesti e condizioni. Diversi tra di loro. Vertiginosamente diversi tra di loro. Lì e solo lì, in quella particolare combinazione di carte servite dal destino, c’è lo spazio delle nostre scelte.

A volte ampio e brillantemente goduto, a volte generoso e non compreso o sprecato, a volte misterioso e sapientemente esplorato, a volte drammaticamente angusto e ingiusto.

Ma non tutto questo destino è frutto del caso (sarebbe comodo e più sostenibile per i nostri cuori, ma non è così).

Diventa destino quando le carte sono ormai servite sul tavolo. Prima ci sono stati innumerevoli possibili rimescolamenti.

Non ho la risposta e tanto meno la soluzione ma non smetto di pormi la domanda: come distribuire meglio le carte? Come restituire dignità, intelligenza e integrità a uno delle più autentiche e caratteristiche espressioni del genere umano, ovvero quella della scelta?

Le donne di Kabul non hanno avuto scelta.

Nei giri precedenti abbiamo mischiato davvero male le carte.

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay