Risalite. Le sfide dei giovani imprenditori della montagna ai tempi del Covid. L’intervista a Chiara Battistini.

 

Fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19, le ricadute su alcuni settori produttivi del nostro Paese sono state evidenti. Piccoli e medi imprenditori hanno fatto le spese di un sistema rallentato dalla crisi, ma soprattutto di un’economia bloccata dal lock down, da abitudini di vita quotidiana che sono improvvisamente scomparse.

Una situazione, questa, che ha visto coinvolti anche gli imprenditori di ReStartApp e ReStartAlp. Attività giovani, che hanno dovuto re-inventarsi e che abbiamo coinvolto in un progetto consulenziale per aiutarle a fronteggiare questo periodo di difficoltà. 

Abbiamo chiesto a Chiara Battistini, titolare dell’agriturismo Casa Vallona, a Monte San Pietro (BO), di raccontarci la sua esperienza.

  • In quale momento era la tua impresa quando è iniziata l’emergenza Covid19?

Purtroppo l’emergenza sanitaria è iniziata nel momento in cui avremmo dovuto riaprire dopo la chiusura invernale. Il 13 marzo (2020), infatti, ci sarebbe stata un’importante fiera a Bologna, il B&B era al completo e avevo molte cene prenotate. Avevo lavorato parecchio al calendario di attività per la nuova stagione. Il 2020 avrebbe dovuto essere un anno di crescita per Casa Vallona, soprattutto in termini culturali, di eventi e di incontri.

  • Quali attività in particolare sono state compromesse dall’emergenza?

Sia l’attività del B&B, sia quella del ristorante sono state compromesse dalla pandemia. In particolare ho dovuto interrompere le cooking experiences, iniziative che stavano avendo molto successo, anche economicamente parlando,  tanto che stavo pensando di puntare maggiormente su questo settore. Le cooking experiences, infatti, oltre a consentire un maggiore ricavo rispetto ad altre attività, mi davano la possibilità di entrare in contatto con persone provenienti da tutte le parti del mondo. In questo modo potevo veicolare non solo le tradizioni del territorio, ma anche valorizzare il tema della sostenibilità. Chi proviene da Paesi fortemente consumisti non conosce il valore dell’autoproduzione e di un sistema autosufficiente, molti di loro non avevano mai nemmeno visto prima delle verdure crescere in un orto. Gli ospiti internazionali, a causa dell’emergenza sanitaria, non sono arrivati.

Inoltre, avrei dovuto aumentare il personale della mia azienda. Avevo già fatto i colloqui e preso accordi, ma ho dovuto bloccare tutto e rimandare al 2021.

  • Potresti quantificare il “danno” economico causato alla tua impresa dall’emergenza Covid19?

Per quanto riguarda la ristorazione il danno è stato del 40%. Aggiungendo anche la parte B&B arriviamo al 60% di perdita degli introiti. Sono comunque rimasta a galla, pagando tutti i conti e i fornitori. Questo per me è stata una grande soddisfazione ed è stato possibile grazie alla mia famiglia, che come sempre, si é rimboccata le maniche per aiutare giorno per giorno. Sono loro molto grata.

  • Quali azioni hai dovuto mettere in campo per garantire la tenuta della tua attività?

In estate abbiamo lavorato con qualche ospite “locale”, con chi sceglieva di fare un pranzo all’aperto, nel rispetto delle normative. La mia struttura fortunatamente è molto leggera, sono da sola e mi aiutano i familiari, quindi è anche flessibile. Ho scelto di mettere in campo soluzioni semplici, riprendendo le attività che negli anni scorsi avevano attirato i clienti e che, nonostante le incertezze portate da questo periodo, potevano funzionare. Ho quindi ripreso la formula del picnic e delle grigliate all’aperto, che famiglie e piccoli gruppi di amici potevano gestirsi in autonomia. Ho intensificato la pubblicità, sottolineando come le mie proposte fossero “sicure” dal punto di vista sanitario: le persone, infatti, avevano molta voglia di stare all’aperto, ma anche molta paura dei contagi.

Oltre a picnic e grigliate, che hanno garantito la tenuta di Casa Vallona, ho ragionato su come fare rete più localmente. Qui a Monte San Pietro siamo una comunità di qualche centinaio di persone e abbiamo una chat Whatsapp che ne conta un’ottantina.  Grazie a questo canale ho iniziato a vendere alcuni prodotti, ad esempio il pane fatto in casa, vino, farina o miele, e ho creato un gruppo di acquisto di latte biologico da un produttore di montagna che utilizza bottiglie in vetro a rendere. Un’occasione per creare un senso di comunità, ma soprattutto garantire un consumo sostenibile. Ogni settimana siamo riusciti a “risparmiare all’ambiente” almeno 15 bottiglie di plastica, per un totale, durante questi mesi, di circa 600 bottiglie. Se non ci fosse stato il lockdown, non avrei avuto il tempo di organizzare tutto questo.

  • In questa seconda fase dell’emergenza, la tua attività ha subito uno stop o hai adottato nuove strategie? Quali azioni hai messo in campo?

Le iniziative messe in campo tra marzo e aprile mi hanno consentito di tenere in vita l’attività. Ora sto lavorando alla piantumazione di nuovi alberi e facendo consegne a domicilio dei prodotti. In inverno saremmo comunque chiusi, aspettiamo marzo per capire come e se potremmo riaprire. Nel frattempo ho partecipato a un bando della Regione Emilia per la il rimboschimento dell’Emilia-Romagna, entro la fine dell’inverno avremo piantato circa 800 alberi creando una piccola agroforesta commestibile con il supporto di altri ragazzi/e che verranno ad imparare nozioni di permacultura e biodiversità. Sicuramente questo è un segno di speranza.

Tra le altre cose, ho rafforzato la presenza online di Casa Vallona e andrò a strutturare un’e-commerce. Spero però di non dover puntare tutto sulle consegne a domicilio, che non sono un’attività “naturale” per un agriturismo, ma mi sto organizzando. In un momento negativo come questo, punto a crescere, sia sul mercato, sia come organico: mi aspetto che le persone abbiano sempre più voglia di passare del tempo immersi nella natura e conoscere realtà come la mia.

Inoltre sto lavorando con alcune care amiche al progetto di una nuova associazione che sensibilizzi le persone e insegni loro il valore del consumo sostenibile e dell’autoproduzione, temi che, in questo periodo, sono sempre più importanti ed entrano a far parte della vita di ognuno di noi.

  • Quali soggetti, enti o iniziative ti sono stati di maggiore aiuto per superare la crisi?

Il nostro Comune ci ha aiutato a comunicare le aperture e i servizi di consegna a domicilio. Poi ho avuto un po’ di supporto dal fondo ristorazione e da quello per l’agricoltura, quindi anche lo Stato è stato d’aiuto. Il bando della Regione per la piantumazione degli alberi è stata un’occasione, se non ci fosse stata questa iniziativa in questo momento non avrei potuto investire nel verde.

  • L’emergenza Covid19 ha in qualche modo offerto al tuo lavoro delle nuove opportunità di sviluppo o crescita?

Più che di crescita mi sono adattata alla situazione, rafforzando l’idea che le aziende che differenziano l’offerta sono più resistenti ai cambiamenti repentini della nostra epoca.

  • Cosa immagini per il futuro della tua azienda?

Vorrei far crescere le attività culturali di Casa Vallona, dalle cooking experiences ai corsi di formazione in permacultura e sostenibilità. Sono sicura che le persone avranno sempre voglia di condividere esperienze cariche di valore e autenticità, tanto più quando saremo finalmente usciti dalla più grande crisi globale dal dopoguerra.