Risalite. le sfide dei giovani imprenditori della montagna ai tempi del Covid. L’intervista a Rita De Colle.

Fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19, le ricadute su alcuni settori produttivi del nostro Paese sono state evidenti. Piccoli e medi imprenditori hanno fatto le spese di un sistema rallentato dalla crisi, ma soprattutto di un’economia bloccata dal lock down, da abitudini di vita quotidiana che sono improvvisamente scomparse.

Una situazione, questa, che ha visto coinvolti anche gli imprenditori di ReStartApp e ReStartAlp. Attività giovani, che hanno dovuto re-inventarsi e che abbiamo coinvolto in un progetto consulenziale per aiutarle a fronteggiare questo periodo di difficoltà.

Abbiamo chiesto a Rita De Colle, titolare di EthiQ, boutique di abbigliamento etico ed ecosostenibile a Belluno, di raccontarci la sua esperienza.

 

  • In quale momento era la tua impresa quando è iniziata l’emergenza Covid19?

Nei primi mesi del 2020 abbiamo lavorato alla produzione e al lancio di una nuova collezione di T-Shirt brand EthiQ da portare a Fa’ la cosa giusta, a Milano, fiera alla quale avremmo partecipato a marzo con Fondazione Edoardo Garrone. Poco dopo l’annullamento della Fiera abbiamo pensato di chiudere il nostro punto vendita, ancora prima che scattasse il lock down, perché il passaggio delle persone era già drasticamente in calo.

  • Quali attività in particolare sono state compromesse dall’emergenza? Quali ambiti del tuo lavoro sono stati maggiormente impattati? 

EthiQ è un negozio di abbigliamento etico ed ecosostenibile, non solo per quanto riguarda il materiale, ma anche sul piano della produzione: non ordiniamo mai più capi di quelli necessari, in modo da avere un magazzino snello, senza troppe giacenze. In questo caso avevamo preparato la merce necessaria a partecipare a tre giorni di Fiera; sarebbe stata la nostra prima esperienza, per ora abbiamo sempre solo venduto in negozio. Improvvisamente ci siamo ritrovati con molte più T-Shirt di quante potessimo venderne, soprattutto nel momento in cui siamo stati costretti a chiudere.

Inoltre a marzo eravamo a inizio stagione per le collezioni primavera-estate. La chiusura totale è stata molto impattante sotto questo aspetto.

  • Potresti quantificare il “danno” economico causato alla tua impresa dall’emergenza Covid19?

 Non sono stati mesi semplici dal punto di vista economico. Sicuramente abbiamo fatturato meno rispetto alle previsioni, ma abbiamo retto il colpo. Il mancato ricavato si aggira intorno ai 20mila euro. Fortunatamente, con la vendita online e non avendo troppa merce in magazzino, ce l’abbiamo fatta.

  • Quali azioni hai dovuto mettere in campo per garantire la tenuta della tua attività nell’immediato?

Con i nostri fornitori abbiamo rivisto le tempistiche di consegna della merce, per quanto possibile. Subito dopo abbiamo iniziato a fotografare i capi della nostra collezione e a pubblicarli sui social, consegnandoli o spedendoli, poi, direttamente a casa.

  • E dopo i mutamenti determinati dall’emergenza?

Il nostro punto di forza è stato il rapporto con i clienti, che non abbiamo mai perso. Per EthiQ, infatti, abbiamo scelto, geograficamente, una via più “lenta”, in modo da coltivare una clientela affezionata e dedicarci a ognuno di loro con attenzione. Chi entra in negozio è abituato a ritagliarsi del tempo per venire da noi, non serviamo mai troppe persone contemporaneamente. Con la riapertura abbiamo comunque ulteriormente contingentato gli accessi. Superata la paura iniziale nell’uscire di casa, i clienti sono tornati.

Una difficoltà che abbiamo riscontrato subito dopo la fine del lock down è stata adempiere all’obbligo di far indossare i guanti. I nostri tessuti vanno toccati, sentiti, vengono scelti anche grazie alla sensazione tattile. Le persone sono comunque state molto corrette e hanno rispettato tutte le regole.

  • Quali soggetti, enti o iniziative sono ti stati di maggiore aiuto per superare la crisi?

A parte lo sportello di Fondazione Edoardo Garrone, nessuno. Ci siamo tirati su le maniche e, anche a livello sanitario, abbiamo gestito tutto autonomamente. Le linee guida erano piuttosto confuse e sono arrivate molto tardi. Io mi occupo di sicurezza sul lavoro e quando è scattata l’emergenza sono tornata a lavorare al dipartimento di prevenzione per aiutare le aziende nella “gestione Covid”.

Da questo punto di vista siamo partiti avvantaggiati, potendo applicare le misure di sicurezza prima che fossero ufficiali.

  • L’emergenza Covid19 ha in qualche modo offerto al tuo lavoro delle nuove opportunità di sviluppo o crescita?

Ci piace guardare il lato positivo delle cose, quindi posso dire che questa emergenza ci ha spinto oltre la nostra zona di comfort. Abbiamo iniziato a vendere online, ad esempio. Con la vendita delle T-Shirt abbiamo scelto di sostenere un’associazione che supporta le donne vittime di maltrattamento. Abbiamo iniziato a “raccontare” sui social le nostre magliette e c’è stata una buona risposta, sia da chi voleva sostenere una piccola attività come la nostra, sia da chi comprava per sostenere l’associazione a cui abbiamo devoluto parte del ricavato.

  • Cosa immagini per il futuro della tua azienda?

Stiamo valutando di vendere sempre di più online e di creare una linea a marchio EthiQ. Durante la fase del lock down abbiamo affinato la selezione dei fornitori e stiamo lavorando sul nostro modello di business. Nel futuro vedo una collezione di capi fondamentali a brand EthiQ, che possa creare sinergie e valorizzare il nostro territorio, anche e soprattutto al di fuori.

 

Vuoi scoprire di più su EthiQ? Leggi la storia di Rita.